MUSEO ARCHEOLOGICO DI SIBARI: TORNA A CASA IL PREZIOSO BIFACCIALE DEL PALEOLITICO
Data pubblicazione : 09-03-2018

I primi giorni di marzo 2018 è ritornato al Museo Archeologico di Sibari il prezioso e grande “Bifacciale” del Paleolitico antico.

Il reperto preziosissimo, grazie all’impegno, alla costanza e alla tenacia della direttrice del Museo Archeologico di Sibari, Adele Bonofiglio, al Polo Museale della Calabria, nella persona della direttrice Angela Acordon, e al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, che nel 2017 hanno attivato le procedure per il recupero e la restituzione del “Bifacciale”, finalmente è tornato a “casa”.

 

Il "bifacciale" è un utensile di pietra antichissimo: ritrovato spesso tra i reperti di origine umana nei siti abitativi protostorici, sembra che il primo ad utilizzarlo fu l'Homo ergaster (ominide vissuto in Africa tra 2 e 1 milione di anni fa). Questo strumento primitivo è detto anche “amigdala” per la sua caratteristica forma a mandorla. In genere di forma ovale o triangolare, il bifacciale spesso è scheggiato e lavorato allo scopo di renderlo tagliente o appuntito a una estremità. 

 

L’utensile si otteneva lavorando su due facce frammenti di pietra (schegge), ciottoli o nuclei di selce con ritocco bifacciale coprente o invadente, in modo da ottenere uno strumento con margini a spigolo vivo ad andamento convesso o rettilineo, convergenti verso un'estremità.

 

Di questo strumento da taglio non si conosce con certezza l'uso preciso, ma probabilmente si trattava di un utensili tuttofare: ci sono due tipi di amigdala, l'amigdala primitiva, che serviva per dissotterrare radici e piante, e l'amigdala lavorata, impiegata per macellare gli animali, spezzare le ossa e i tendini, tagliare e lavorare le pelli e altri materiali.

 

I bifacciali caratterizzano la maggior parte delle industrie litiche del Paleolitico inferiore in Europa (Abbevilliano, Acheuleano), fino al Paleolitico medio (Musteriano). In Italia compaiono intorno a 500.000 anni fa (Pleistocene medio antico) nei complessi attribuiti all’Homo heidelbergensis (ominide vissuto fra 600 000 e 100 000 anni fa) e continuano ad essere utilizzati anche dall'Uomo di Neandertal (ominide molto evoluto strettamente affine all'Homo sapiens che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa. Prende il nome dalla valle di Neander (Neandertal) presso Düsseldorf in Germania, dove vennero ritrovati i primi resti fossili).

 

Nell’alto Coscile e nel sito di Celimarro, Comune di Castrovillari, i primi studi sul sito paleolitico antico iniziarono nel 1991 quando su segnalazione di Giuseppe Lanza di Castrovillari, grande conoscitore e amante della propria terra, che si trovava in loco a svolgere rilievi geologici con l’equipe del professor Ernesto Cravero del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio dell’Università Federico II di Napoli.

 

In seguito, i numerosi reperti rinvenuti sono stati ampiamente studiati dall’equipe del professor Francesco Fedele del dipartimento di Paleontologia dell’Università Federico II di Napoli, il quale li ha custoditi per motivi di studio, sotto autorizzazione dell’allora Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, fino al 1997.

 

Tali reperti furono riconsegnati al Museo della Sibaritide il 16 gennaio 1998 per mano del Giuseppe Lanza. Mancava però un reperto, forse il più importante: il grande Bifacciale, un reperto di straordinaria importanza. In una nota del Dipartimento di Paleontologia dell’Università di Napoli si precisava che tale reperto "fosse ancora in possesso del professor Cravero per motivi di studio".
Finalmente gli studi sembrano essere terminati, e dopo anni di assenza, il grande "Bifacciale" torna a fare bella mostra di sé nel Museo Archeologico della Sibaritide.


"È doveroso - ha dichiarato la Direttrice Adele Bonofiglio - porgere un grande ringraziamento all’Arma dei Carabinieri, in particolare al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza il quale agisce in modo tempestivo e solerte per il recupero del nostro patrimonio storico artistico e culturale. Da anni lavora a stretto contatto con le istituzioni culturali ed in particolare con il Museo della Sibaritide, con il quale vi è uno stretto rapporto di fiducia e collaborazione per tutte le attività di ricerca, studio, recupero e restituzione dei beni appartenenti all’intero territorio della Sibaritide. Il ringraziamento va inoltre esteso al dott. Giuseppe Lanza, sempre attento e pronto ad intervenire con il proprio aiuto in occasioni che riguardano la salvaguardia dell’identità culturale del proprio territorio".

 

E.G.

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